Intervento Sistema dell'arte contemporanea in Italia oggi

Intervento introduttivo dell'Ing. Farid Adly, presidente ACM, alla Giornata del Mediterraneo Casa delle Culture – Acquedolci (Me)

Presentata ieri a Roma nella Sala della Crociera del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, alla presenza del Ministro Dario Franceschini, l'Undicesima Giornata del Contemporaneo, la grande manifestazione che si svolge oggi sabato 10 ottobre, in tutta Italia.

Organizzata ogni anno da AMACI, l'Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la Giornata del Contemporaneo porta l’arte del nostro tempo al grande pubblico, inaugurando ufficialmente la stagione dell'arte contemporanea. Quest'anno sono 959 le realtà che hanno aperto gratuitamente le loro porte in tutta la penisola,  presentando artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze.

Dal 2005 a oggi la Giornata del Contemporaneo si è conquistata un’attenzione particolare da parte del grande pubblico e degli addetti ai lavori per l’importante ruolo che ha saputo svolgere per la promozione della cultura contemporanea. Le adesioni sono cresciuti negli anni (dai 207 del 2005 ai 942 del 2014, passando per i 1050 del 2010) di pari passo con la partecipazione del pubblico (dai 97.000 visitatori delle prime edizioni ai circa 230.000 delle ultime).  In dieci anni la Giornata del Contemporaneo ha permesso infatti di concretizzare una mappa dell’arte di oggi che ha coinvolto non soltanto le grandi città ma anche i centri più piccoli, da sempre molto attivi, dove i musei hanno assunto il ruolo di poli culturali con la missione di presentare e valorizzare l’attività degli artisti contemporanei. 

Qui alla Casa delle Culture, questo è il secondo anno di nostra partecipazione alla Giornata. E lo facciamo coscienti e allo stesso tempo fieri di due fatti: la nostra associazione compie in questo mese i suoi 15 anni; l'altro fatto positivo è la certezza che passi positivi si stanno compiendo per la realizzazione del MAC-Nebrodi, alla stazione ferroviaria di Acquedolci.
La vostra presenza numerosa, di gente qualificata, colta e affezionata all'arte ed alla cultura rafforza in noi l'intento iniziale con il quale abbiamo avviato i nostri primi passi: promuovere la Cultura, rafforzare il volontariato, educare i giovani alla legalità ed al bello, ridare dignità all'essere umano che abita in ciascuno di noi.

In questo solco, organizziamo oggi la Giornata del contemporaneo, per legare il locale al globale e tentare di sprovincializzare la visione predominante nelle nostre società.

In un recente incontro organizzato dalla Homo Faber, ho avuto occasione di avanzare proposte su livello locale, per uscire dall'impasse. Oggi vorrei presentarvi due esperienze culturali del nostro territorio che hanno inciso positivamente sull'Arte di questi territori. Una è la Galleria “Il Capitello” del nostro amico, maestro Pietro Cordici. L'altra è la Biennale di Sant'Agata degli anni '90, fortemente voluta e portata a termine per ben due edizioni, il nostro amico e maestro Nino Santomarco è stato uno dei principali artefici di quella gloriosa iniziativa. Queste due esperienze ci dicono due cose: non si costruisce nulla sul niente. Chi non ha memoria non avrà futuro. Il secondo insegnamento è che mettere insieme le forze, coalizzarsi all'interno di una sana competizione non può che portare bene alla collettività.

Ma prima di dare la parla ai nostri due relatori ospiti, vorrei premettere con questa mia relazione sul “Sistema dell'arte contemporanea in Italia, oggi”. Questa costruzione dell'incontro di oggi ci permetterà poi di affrontare tutti insieme l'arduo compito nel nostro territorio, cioè, “Che fare?”

Il sistema dell'Arte contemporanea è una macchina complessa, che ha tanti attori e diversificate strutture. L'artista ed il suo pubblico sono stati ridotti in realtà, nell'ultima metà del secolo passato ed a livello internazionale, a delle semplici pedine. Questo sviluppo si è reso obbligatorio per lo spostamento dell'interesse verso l'arte dalla sfera culturale a quella di mercato e nelle ultime decadi, all'interno di questa trasformazione capitalistica, dal collezionismo per passione alla speculazione.

Andiamo per ordine.
Il primo tentativo di disciplinare il sistema dell'arte è stato in Francia nel 1803, con la costituzione della 'Acádemie des Beaux Arts, sulle ceneri di cinque accademie reali istituite nel XVII secolo; suo compito istituzionale era la difesa della teoria estetica e legittimava così lo status d’artista. La conseguenza di ciò era un potere da parte dei suoi membri ufficiali su tutti gli aspetti dell’arte. Tra i suoi membri venivano eletti gli insegnanti dell’École des Beaux Arts e il direttore dell’Acádemie de France a Roma, elargiva una borsa di studio molto ambita per il soggiorno di studio di un anno nell’Urbe (Prix de Rome). In più gli accademici selezionavano i dipinti e le scultore degli artisti viventi da far acquistare ai musei. Lo statuto accademico vietava agli artisti ufficiali di fare direttamente commercio nei loro studi, perciò le loro opere erano vendute in occasione del Salon o tramite mercanti titolari di gallerie.  L’artista, in definitiva, doveva sottostare al gusto dell’epoca, condizione necessaria per poter essere invitato al Salon che si teneva ogni anno al Louvre. 

Anche le mostre sembra che siano un'invenzione francese del 18esimo secolo. Ma era rimasto il Salon, la sede ufficiale per la consacrazione del successo di un artista, che poteva così aspirare all'acquisto delle sue opere da parte della borghesia. Quel sistema era però chiuso, perché assoggettato al potere politico. Sono nati così i salon simil-alternativi per ospitare le opere rifiutate in quello ufficiale.  Bisogna aspettare il 1876, per vedere le prime mostre indipendenti, ad opera del fotografo Nadar che ospitò una collettiva di quelli che poi divennero gli impressionisti. Quel passaggio al privato ha aperto la strada alla nascita di una nuova figura: il mercante di opere d'arte. Questo sviluppo ha permesso anche di consolidare il collezionismo, che poi nel ventesimo secolo oltre al piacere di detenere e ammirare un'opera d'arte nella propria dimora o ufficio, ha aggiunto la dimensione della speculazione economico-finanziaria. In quest'ultima deriva, l'opera d'arte perde il suo valore estetico per diventare un bene di consumo. La motivazione di decidere di comperare o vendere un'opera d'arte trova sua origine nelle curve della quotazione di mercato e nella necessità di abbassare il livello di rischio finanziario. L'investimento quindi deve essere di breve durata ed occorre rivendere prima che il mercato si accorga che la quotazione è troppo alta; la rapidità dell’ascesa delle quotazioni di un artista può essere un sintomo che non tarderà il raggiungimento dell’apice, a cui seguirà una fase di discesa repentina. In Italia, abbiamo assistito negli ultimi decenni all'entrata delle banche nel novero dei collezionisti. Nella maggior parte di questi casi, è un collezionismo di prestigio, per accrescere la percezione positiva dell'immagine dell'impresa nella società oppure per diversificare gli investimenti. La quasi totalità degli esperti esclude che negli investimenti degli istituti bancari nell'arte vi sia un'azione speculativa, visto che non si è assistito ad operazioni di vendite clamorose. 

 Il Banco di Napoli fin dalla sua fondazione ha accettato che le famiglie indebitate ottenessero prestiti a fondo perduto dietro consegna di opere alla banca. Sono così entrati nel suo patrimonio dipinti di Luca Giordano, Francesco de Mura, Giuseppe de Nittis, Vincenzo Gemito. Per la sua sede newyorkese acquistò negli anni Ottanta, sfruttando le leggi sulle detrazioni fiscali statnitensi, opere più contemporanee di Pistoletto, Boetti, Pisani, Paolini, mentre nella sede di Napoli sono conservate le opere di Warhol, Schifano, Paladino e altri. Questo esempio è stato seguito anche da altre banche, tra cui la Banca Commerciale Italiana, 
che ha raccolto una buona collezione di artisti italiani, con attenzione per l’Informale e l’Arte Povera. La raccolta del Gruppo Unicredit presenta oltre 60.000 opere, da reperti  antichi a capolavori dei grandi maestri del passato come Tintoretto, Goya, David.

Il collezionismo d'impresa nasce negli Stati Uniti negli anni settanta, dove dilagano le cosiddette Corporate art collections. In Francia troviamo il caso Renault che aprì la fabbrica automobilistica al genio di giovani artisti e finanziò il Beaubourg noto come Centre Pompidou, che è stato costruito architettonicamente copiando gli impianti industriali. In Italia le fondazioni di imprese non hanno vantaggi fiscali e la loro funzione, quando non è obbligatoria per legge, hanno la funzione di migliorare l'immagine dell'impresa, come la fondazione Prada e quella di Trussardi. Oltre alle collezioni, queste fondazioni hanno agito anche nell'organizzazione di mostre di livello internazionale, principalmente a Milano e Venezia.

I fondi di investimenti in arte non hanno attecchito in Italia. L'idea di indicizzare il mercato dell'arte come avviene in borsa è nata negli Stati Uniti da due ricercatori dell'Università di New York. L'arte diventa una pura merce di scambio. Fondi di investimento nell'arte si sono avute anche a Londra e Parigi. Il sistema messo in piedi sembrava funzionare al meglio, perché i fondi, comprando grandi stocchi di opere, avevano maggiori opportunità e meno spese e commissioni, ma l'esperienza ha dimostrato il contrario, a causa dei forti conflitti d'interesse tra gli attori e l'imprevisto andamento del mercato e si sono rivelati una vera trappola per topi. In Italia, lo stesso presidente della Consob, Guido Rossi,  noto collezionista d’arte, ha sconsigliato i piccoli risparmiatori di investire nei fondi d'arte, per la poca trasparenza  e per la situazione quasi naturale di conflitto di interesse degli intermediari.   

I musei:
I musei, nati come luogo di raccolta di collezioni provenienti da privati, chiese, municipi o palazzi reali, si sono trasformati nel corso del tempo, ricorrendo agli acquisti  e, in tempo di vacche magre, alle donazioni ed al deposito di lungo termine. La maggior parte dei musei italiani sono pubblici ed hanno una gestione burocratica statica ed elefantiaca, dove i costi della struttura assorbono una gran percentuale dei loro bilanci, riducendo il margine di investimenti nell'acquisto di opere d'arte.
La gestione privata dei musei statunitensi ha creato di queste istituzioni delle imprese commerciali che sfruttano gli spazi museali per altre attività collaterali come sale congressi, editoria, librerie, gadgets, stampe d'arte, bar e ristoranti. Questo schema è stato introdotto di recente con il sistema delle concessioni, anche in alcuni musei italiani. 

Le gallerie:
L'artista per affermarsi ha bisogno di una rete di contatti che riguardano figure diverse e ciascuna ha il suo ruolo professionale ben definito. Non basta la vena artistica, la capacità tecnica e l'inventiva creativa per fare di un produttore di immagini un artista famoso. La prima figura che si incontra, oltre al collezionista singolo, è il gallerista, che possiede una sede espositiva, una rete di contatti di potenziali acquirenti e una spiccata capacità di annusare i gusti del momento e di poterli manovrare tramite i rapporti con la stampa e con accademie, musei e università. Questa azione di promozione è fondamentale per accrescere la notorietà di un artista, prima a livello locale, poi a quello nazionale o internazionale. Le scuole e le tendenze artistiche sono nate e si sono affermate grazie anche alla circolazione delle idee che le gallerie hanno messo in atto. Questo impegno non è certamente un amore platonico, ma è un rapporto basato solidamente sul profitto. Il gallerista intrattiene infatti dal 30 al 50% del valore di vendita dell'opera e normalmente le opere sono prese in conto vendita senza sborsare anticipatamente le somme. Inoltre il gallerista garantisce all'artista un numero minimo di opere vendute nell'anno in cambio dell'esclusiva. L'artista in questo caso avrà un anticipo mensile garantito, ma non potrà, per il periodo stabilito per contratto, vendere direttamente le proprie opere. 

Il gallerista che fiuta il genio artistico di un suo giovane autore, investe su di lui in termini di circolazione delle sue opere nelle mostre, in cataloghi, in presentazioni con giornalisti e critici d'arte. Un'operazione di promozione e di creazione d'immagine per accrescere il numero dei potenziali acquirenti. Azioni queste che un giovane autore difficilmente riesce a realizzare in modo professionale e con buoni risultati. Sono poche le gallerie che contano veramente in questo sistema, le cosiddette gallerie superstar, che costituiscono il vertice del mondo dell’arte contemporanea e determinano le tendenze dominanti. La strategia economica è quello del controllo di tipo monopolistico della produzione degli artisti già affermati o emergenti, che determina una difesa rigida dei prezzi, che sono sempre più spesso molto alti, sin dalla partenza. Queste gallerie hanno una penetrazione nel mercato ampio attraverso le filiali aperte in tutto il mondo oppure attraverso accordi commerciali con gallerie locali diffuse in tutto il mondo, in una sorta di merchandising. Le regioni di nuova espansione sono l'Asia e il Medio Oriente.   
Il mercato dell'arte si divide in uno primario e in quello secondario. Il primo è fatto di grandi gallerie e collezionisti che hanno un contatto diretto con i loro artisti. Sono loro a determinare le quotazioni di partenza e le tendenze artistiche cosiddette di brand. Il mercato secondario invece è costituito da una miriade di piccole e medie gallerie che acquisiscono le opere dal mercato primario, per poi metterlo in circolazione. 
La strategia di guadagno del gallerista tradizionale è acquisire in conto vendita il maggior numero possibile di opere: il suo scopo è perdere poco sugli artisti emergenti e guadagnare attraverso la vendita di nuovi lavori di artisti affermati. Il primo gallerista che ha codificato queste strategie è stato Leo Castelli, nato a Trieste, stabilito prima a Vienna e poi a New York e ha operato anche a Parigi.

Le aste:
le aste nascono a Londra nel '700. Le due rivali insuperate sono Christie’s e Sotheby’s la prima fondata nel 1744 e la seconda nel 1766. Contendono con le loro filiali sparse in tutto il mondo, l'80% delle vendite d'arte. Hanno il monopolio assoluto della vendita delle opere che superano il prezzo di un milione di dollari.
 In Italia, oltre alle filiali di Sotheby’s e Christie’s, la principale casa d’asta era la milanese Finarte Semenzato, nata nel 1959 e recentemente fallita. Nel panorama italiano sono nate diverse altre case d'asta minori, che hanno prevalentemente un carattere cittadino (Milano, Venezia, Roma, Napoli, ecc...) A questo si aggiunge il fenomeno delle vendite per TV e in Internet. Operazioni queste che hanno avuto un limitato successo e si sono dedicate ad un pubblico generico di consumatori di prodotti artistici per persone di bocche buone. Acquistare un'opera d'arte soltanto dopo aver visto la sua foto sullo schermo televisivo o su un sito Internet non potrà mai essere un'azione compiuta da collezionisti esperti. Inoltre questo tipo di aste è soggetto a ricorrenti truffe o turbativa di mercato, con delle offerte fasulle, operate da chi gestisce senza un reale controllo, per alzare il prezzo di vendita. Inoltre non ci sono le condizioni minime di affidabilità sull'autenticitò ed integrità del prodotto messo in vendita. Di questi fenomeno non sono esenti neanche le aste tradizionali, dove in sala c'è il pubblico dei potenziali acquirenti.
In Italia le vendite di opere d'arte nel mercato ufficiale, si attestano sui circa 160 milioni di euro, l'80% tramite le aste. Gli artisti più quotati (dati del 2011) rimangono gli inossidabili Piero Manzoni, Lucio Fontana e Giorgio Morandi. Le vendite delle loro opere sono state però realizzate principalmente all'estero.

Strutture di promozione: 
Le fiere d’arte sono la vincita della dimensione commerciale rispetto a quella culturale. Migliaia di stand dove le opere sono ammassate alla visione di un grande pubblico di normali curiosi, ma anche di collezionisti. Le Gallerie normalmente affittano gli spazi per promuovere i loro giovani artisti e organizzare mostre personali ed eventi culturali per i nomi affermati nel loro portfolio. La loro nascita risale al 1967 in Colonia in Germania a Basel in Svizzera, per poi approdare a Miami negli Stati Uniti, dove attualmente si tiene la più importante fiera d'arte al mondo. Ogni mese c'è da qualche parte nel mondo una fiera d'Arte. In Italia la più importante è l’Arte Fiera di Bologna, che si svolge a fine gennaio. La partecipazione è ad invito e su selezione. Oltre alla fiera, da alcuni anni è nata l’iniziativa Art First, che per un mese vede i luoghi storici della città ospitare le opere e le installazioni di alcuni artisti presentati dalle gallerie partecipanti alla fiera. Iniziativa simile agli spazi e agli eventi collaterali della Biennale di Venezia. A Milano c’è MIART, mentre Artissima si svolge a Torino. 

Mostre:
La più importante e conosciuta al mondo, nonché la più antica, è La Biennale di Venezia, nata nel 1895 e che ha come sede principale i Giardini Napoleonici (dove ogni nazione ha il proprio Padiglione) e un’altra nelle Corderie dell’Arsenale. Moltissime altre manifestazioni e mostre collaterali si susseguono anche in altri palazzi delle città, durante tutto il periodo della mostra. Per gli artisti, essere invitati ad esporre al Padiglione nazionale rappresenta la principale occasione per accedere a una vetrina internazionale, oltre a un titolo che migliora la posizione nel mercato. 
In tutte le città italiane sono nate iniziative imitative della Biennale che però hanno un carattere commerciale, perché la partecipazione non è ad invito o a selezione, ma a pagamento con delle rette abbastanza salate, in cambio di una esigua visibilità. 


La promozione:
critica:

Un canale importante per la promozione di un artista e dare visibilità alla sua produzione, oltre alle mostre personali o le collettive, sono gli articoli dei critici in riviste specializzate di settore, i cataloghi ragionati, i cataloghi delle mostre. 
Il nonno dei critici si potrebbe nominare il Vasari. fu il primo ad adottare una terminologia corretta per formulazione di giudizi di gusto. Poi la palla è passata alla Francia con la nascita di riviste dedicate all'arte. Nel panorama attuale italiano la critica si potrebbe dividere in quella militante e in quella teorica di valore. La prima è una critica partigiana che è formata spesso da giornalisti o dagli stessi artisti e galleristi che difendono a spada tratta una loro idea di arte, promuovendo le correnti affini. La seconda invece è composta da professori universitari e delle accademie e la loro produzione è espressa nella didattica oppure in convegni e pubblicazioni. Il mondo della critica è pieno di falsi predicatori, che si riducono al ruolo di scrivani a pagamento, sfruttando il loro ruolo nelle redazioni per vendere un po' di fumo negli occhi.
I critici curatori invece sono una figura che non si limita soltanto all'esposizione scritta, ma si impegnano nelle strutture dell'arte come le gallerie e i musei, lavorando per la promozione delle nuove tendenze di arte giovanile. 

Le riviste:
le prime sono state italiane e francesi.  In Italia le più importanti erano “La Voce”, fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini;
“Poesia”, fondata nel 1905 da Marinetti;
“Lacerba”, edita dal 1913 al 1915 e diretta da Papini e Soffici; 
“Noi”, diretta da Enrico Prampolini (1917-1925); 
“Valori Plastici” (1918-1922), diretta dal pittore e collezionista Mario Broglio.
“Il Bollettino del Milione” era una rivista nata negli anni Trenta edita da una galleria omonima. 

Nel dopoguerra, accanto a piccole riviste come Forma (19471951), legata al movimento astrattista da cui prende il nome, oppure Azimuth (1956), pubblicata da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, fu edita a Milano nel 1967 la rivista Bit, diretta da Daniela Palazzoli, mentre nel 1968 il gallerista Fabio Sargentini pubblicò Carta Bianca, diretta da Alberto Boatto. 
Il 1967 fu anche l’anno della nascita di una delle riviste più autorevoli e conosciute, anche a livello internazionale, ovvero Flash Art, fondata, edita e diretta da Giancarlo Politi. 
La pubblicistica sul web è infinita e qui merita di essere menzionata Exibart che è nata digitale ma poi divenne un'edizione cartacea, che vanta migliaia di collaboratori, quasi tutti gratuiti, su tutto il territorio nazionale. 
A queste iniziative editoriali si aggiunge le case editrici specializzate in libri d'arte e cataloghi. Le più importanti nel panorama italiano sono Electa, Mazzotta, Allemandi, Skira, De Luca, Giorgio Mondadori, Charta (recentemente fallita), Fabbri, Marsilio, che nella maggioranza dei casi pubblicano anche collane di libri, monografie, cataloghi ragionati. Queste case editrici fanno grandi affari anche quando ottengono la gestione del bookshop e della pubblicazione del catalogo di un’importante manifestazione, come per esempio la Biennale di Venezia, o di importanti musei, o punti vendita nelle città, come capita per Mondadori, Giunti ed Electa. Gli editori quando ottengono la pubblicazione del catalogo di una mostra si comportano come editori puri, cioè pubblicando il volume a proprie spese, perché sicuri di guadagnarci, oppure sono prefinanziati dagli enti organizzatori, tramite l’acquisto garantito di un certo numero di copie.

In un mondo di sciacalli del profitto, chi fa arte per passione e cultura e che è giusto che aspiri a trovare un mercato per la propria produzione artistica, ha soltanto la scelta dell'auto-organizzazione in solido con i propri simili. Unirsi nella sana competizione per creare un clima positivo e atto a valorizzare il merito e non soltanto l'apparenza o il prodotto di moda. 

Fonti e bibliografia:

Francesco “Il sistema dell'Arte” - ed. La Terza 2008;
Angela Vattese, “Investire nell'arte” - Libri del Sole 24 Ore, 1991;
Annuari delle case d'asta 2006 -2007 -2008 -2009 -2010 -2011;


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